
Author Archive
MODERN DANCE E MUSICAL: LE NUOVE PASSIONI DEI GIOVANI A TEATRO
Nel mio precedente post vi ho segnalato cosa far vedere ai bambini a Teatro (non occorre andare sempre a teatro, anche un DVD con buoni interpreti va benissimo).
In questo articolo, voglio estendere il campo ad altri generi di danza: la modern dance (nelle sue più svariate sfaccettature) ed il musical.
Non intendo farvi un lungo e noioso elenco, ma solo segnalarvi ciò che ho potuto vedere io, in Italia e a New York, e darvi lo spunto per seguire appena potete queste compagnie.
(Vi suggerisco di partire dal presupposto che, se possibile, bisogna andare a teatro senza pregiudizi, perché anche nello spettacolo che più ci ha deluso si nasconde un idea, un emozione, una ricerca da parte del regista-coreografo che non va sottovalutata)
Da non perdere la compagnia di David Parsons (attualmente a Milano al Teatro Nuovo fino al 5 febbraio) che spesso è in tour in Italia e porta avanti il cambiamento verso l’approccio alla danza moderna, rendendola più accessibile al grande pubblico.

company-photo-by-paula-lobo.jpg
Di grandissima rilevanza e spessore anche gli storici Momix capeggiati dall’americano Mosese Pendleton che prima d’essere ballerini-illusionisti, sono una vera e propria compagnia teatrale. I Momix sono noti in tutto il mondo per la loro capacità di evocare immagini surreali utilizzando il corpo, i costumi, gli attrezzi, le luci ed i giochi d’ombra.

Momix a Bologna nel 2009 in prima mondiale con "Bothanica"
Di recente sono andata a vedere i Tap Dogs il gruppo di Dein Perry che porta in scena una danza molto particolare: il tip tap moderno. Dein Parry, da adolescente, lavorava in una fabbrica del Newcastle (in Australia) e proprio da lì nacque l’idea e la voglia di interpretare in un ambiente industriale, il tip tap. Una scenografia, dunque, fatta di macchinari e lamiere, dove l’espressione del corpo si fa guidare dai rumori e dalle diverse superfici. In tutto il mondo i Tap Dogs sono noti per questa danza che mette in simbiosi ritmo e movimento con la forza e la prestanza degli operai delle fabbriche dell’Australia del Nord.

0188-TAP-DOGS-photo-Ralf-Brinkhoff.jpg
Naturalmente non voglio tralasciare compagnie emergenti italiane ma altamente professionali che, per fortuna, anche se con gran fatica, stanno proponendo i loro lavori nei nostri teatri.
Finalmente ha preso piede in Italia il musical.
Dal primo fortunato esperimento de La Bella e la Bestia (con l’allestimento di attori-danzatori e cantanti italiani ma versione di Broadway) passando per Sister Act e Priscilla attualmente in scena al Teatro Ciak di Milano, vi parlo di un genere di spettacolo che accontenta un po’ tutti, educandoci alla figura del “performer” completo che deve saper danzare cantare e recitare.

La Bella e la Bestia | Sister Act | Priscilla
Qualora aveste in programma un soggiorno a Londra o a New York, non rinunciate a comprare per tempo sui siti specializzati, i biglietti per The Lion King che, secondo il mio modesto parere, rimane ancora il musical numero uno al mondo per la sua completezza e la poeticità della trama .
Lo scorso anno con molta curiosità sono andata a vedere a NewYork ”Spider-Man: Turn off the dark” con musiche di Bono e The Edge:
Qui potete trovare brevemente la vicenda di questo chiacchieratissimo musical.

Spider Man Turn of the Dark | Locandina 2010
I miei voti (dall’1 al 10) sono:
- per la trama: 6
- per le musiche: 7
- per le coreografie, di Daniel Elzarow: non classificabile (poco significative, ma sicuramente dovevano fare da cornice al recitato ed agli effetti di volo)
- effetti speciali: 10 e lode (per le macchine sceniche e gli effetti davvero spettacolari)
ma, d’altra parte, con 70 milioni di dollari, e concedetemi questa umile battuta, anche noi avremmo potuto mettere in piedi qualcosa di sensazionale!
Un’ultima evidenza.
Dal 26 al 27 dicembre scorsi, al Teatro degli Arcimboldi a Milano, sono tornati Les Ballets Trockadero de Monte Carlo una compagnia storica di soli uomini che indossando punte e tutù facendo il verso, molto elegantementem alle ballerine del periodo romantico. Esilaranti, simpatici e davvero bravi, se ve li siete persi, vi suggerisco di cercarli su You tube per farvi un’idea del loro stile; torneranno in Italia nel prossimo mese di marzo (la location più vicina sarà a Bergamo al Teatro Creberg) e qui trovate tutto il calendario delle loro performances.

Les Ballets Trockadero De Monte Carlo
Queste restano delle mie segnalazioni a caldo; ci sarebbero tanti altri spettacoli di danza, o contaminati con la danza, da vedere di cui magari parlerò in futuro.
Vorrei dare un consiglio, soprattutto agli allievi più grandi: un cinema in meno ma uno spettacolo a teatro in più specialmente per chi della danza vuole farne una professione, diventa educativo crearsi un propri bagaglio da “spettatore”.
Da non sottovalutare, inoltre, il potenziale della rete; infatti le nuove generazioni hanno la fortuna di poter rivedere spezzoni, di confrontare performance di danzatori diversi che si esibiscono nello stesso balletto anche attraverso l’utilizzo dei social network: una vera fortuna ed un vero tesoro rispetto a chi, come me, andava, tanti anni fa, alla disperata ricerca di qualche videocassetta di balletti classici e, trovandola, mi sentivo la persona più felice del mondo…
Enjoy!
Agnese Riccitelli
I bambini ed il balletto: come far conoscere loro questo mondo
Spesso i genitori desiderano far avvicinare i propri figli al mondo del balletto ma trovano difficoltà sulla scelta dei temi e delle offerte teatrali.
Sempre più frequentemente, dunque, mi sento coinvolta in queste tematiche e vengo interpellata per indirizzare, sulla base della mia conoscenza e degli innumerevoli anni di insegnamento, i propri figli verso questo mondo.
Affinché i miei suggerimenti possano essere utili a molti, ho pensato a suddividerli in base all’età degli allievi. Oggi vi parlo della “prima fascia d’età”: quella fra i 5 e gli 8 anni
Petr Ilic Ciaikovskij: fu musicista ed insegno al Conservatorio di Mosca. Compose splendide sinfonie, opere liriche e balletti. Fra le molteplici composizioni spiccano, per la poesia e la semplicità della storia, comprensibile ai più piccoli in forma fiabesca.
La scelta dei seguenti balletti è data proprio dalla trama basata sulla fiaba, pertanto già conosciuta dai bimbi con musiche gradevoli, anche per un orecchio non allenato alla musica classica, e semplice da seguire.
- Lo Schiaccianoci. Fu composto da Ciaikovskij fra il 1981 ed il 1982 e la sua storia deriva dal racconto Schiaccianoci e il re dei topi di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (1816). Particolarmente adatto per i più piccoli.
- Il Lago dei Cigni. Fu composto da Ciaikovskij fra il 1875 ed il 1876. La prima rappresentazione ebbe luogo al Teatro Bolshoi di Mosca il 20 febbraio 1877, con la coreografia di Julius Wenzel Reisinger.
- La Bella Addormentata. Per cronologia di composizione è il secondo dei tre balletti di Ciaikovskij, che compose in seguito alla richiesta dell’allora direttore dei teatri imperiali Ivan Vsevolozhsky che gli scrisse chiedendogli di musicare la fiaba di Charles Perrault, che desiderava allestire e mettere in scena. Fu così che nel 1890 si tennero le prime “prove generali” al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo e, solo 6 anni dopo, giunsero in Italia direttamente al Teatro alla Scala di Milano.
Considerazione personale: il valore aggiunto di questi balletti
Sono tre balletti storici che consiglio di vedere prima nella versione originale di repertorio, con le coreografie di Marius Petipa, perché sono un vero manuale dimostrativo di tutti i passi di danza codificati da Agrippina Vaganova nel suo “Il metodo Vaganova” – Leningrado 1934 (a volte troverete il riadattamento da parte di coreografi o danzatori famosi come Rudolf Nureyev).
In particolare “La Bella Addormentata” è considerato il balletto-contenitore di tutti i passi del metodo Vaganova, metodo applicato in tutte le scuole di danza del mondo, compresa la Scuola di Ballo del Teatro alla Scala (esistono anche il metodo inglese “Royal”, che ha delle piccole differenze rispetto al metodo Vaganova, ed il metodo Cecchetti).
Vaganova ebbe, però, la fortuna di vedere Petipa e Cecchetti al lavoro ed il suo codice include tutte le influenze, le sfumature che i maestri e coreografi dell’epoca ebbero su si lei e sulla danza di quei tempi).
Altri balletti classici piacevoli da vedere per i neofiti sono :
DON QUIXOTE di Minkus, anche questo con le coreografie di Petipa e rappresentato per la prima volta il 14 dicembre 1869 dal Bolscioi.Nureyev creò nel 1973 una sua versione coreografica mantenendo la struttura stilistica di Petipa
PAQUITA anch’ esso di Minkus andato in scena la prima volta nel 1846 a Parigi con Carlotta Grisi prima ballerina ( che citerò qui di seguito per altri importanti motivi)
Non sono da dimenticare EXCELSIOR,RAYMONDA,COPPELIA,LA BAYADERE e tutta una serie di produzioni storiche che a volte coraggiosamente importanti compagnie di danza rimettono in allestimento per la gioia di chi ama non solo la danza classica,ma apprezza rispolverare un po’ di storia della danza dal vivo!
Un discorso a parte meritano due pietre miliari della storia del balletto classico:
- La Sylfide (chiamato anche ballet blanche) andato in scena per la prima volta nel marzo del 1832 all’ Opera di Parigi con le coreografie di Filippo Taglioni le musiche di di Jean Schneitzhöffer interpretato da Maria Taglioni ( figlia del coreografo )

Una vera rivoluzione per il balletto romantico:per la prima volta vengono usate le scarpette da punta e il tutù romantico creato appositamente per Maria Taglioni Da Eugène Lami.
Fu proprio “La Sylphide” a creare i presupposti per la nascita di:
- Giselle, interpretato per la prima volta all’Opera di Parigi nel 1841 da Carlotta Grisi
Qui avviene un altro grande cambiamento importante:è il primo balletto in cui le musiche (di Adolf Adam )sono state costruite ed intessute seguendo le richieste e le esigenze del coreografo.
La prima interprete di Giselle fu Carlotta Grisi, a 10 anni già nel Corpo di ballo del Teatro alla Scala. Non posso non segnalarvi un “pezzo di storia della sua vita” ( quasi un gossip dell’epoca…)
Fu una delle ballerine più dotate dell’Ottocento, fornita di una saldissima tecnica della punta. Durante una tournée con la compagnia del Teatro alla Scala, la sua carriera prese una svolta decisiva: a Napoli, nel 1833, incontrò Jules Perrot famosissimo ballerino e coreografo del tempo. Perrot notò la giovanissima ballerina, ne intuì le doti e divenne il suo maestro e il suo amante. Nel 1841 le proposero il tanto agognato contratto con l’Opéra di Parigi ma lei costrinse il teatro ad accettare la clausola che doveva essere assunto anche il suo amato Perrot. Fu così che nacque il capolavoro del balletto romantico: Giselle.Per questo balletto, infatti, la coreografia era stata assegnata all’allora maître de ballet dell’Opéra, Jean Coralli, ma le parti dedicate alla protagonista furono coreografate dal suo compagno Perrot. Théophile Gautier, autore del libretto del balletto, si innamorò di lei ma alla fine si decise a sposare la sorella.[http://it.wikipedia.org/wiki/Carlotta_Grisi]
Vi consiglio di avvicinarvi a questi balletti con la giusta predisposizione: non state guardando qualcosa di antico e noioso ma state osservando dal vivo un “pezzo” di storia della danza” e se lo condividete con i vostri bambini diventa anche per voi genitori l’occasione di comprendere meglio la passione dei vostri figli ed il lavoro che si nasconde dietro l’impostazione di un passo e la sua esecuzione “in musica”
Vederli prima in DVD o vederne degli spezzoni su You Tube e poi vederli dal vivo vi aiuterà ad arrivare preparati e a gustarvi meglio alcuni passaggi coreografici.
Ad esempio nel Lago dei Cigni tutti aspettando di vedere il perfetto sincronismo dei “Quattro Cignetti”
(che danzano insieme con le mani incrociate ed attaccate su un tempo musicale velocissimo ) o i 32 fouetté del Cigno nero nel terzo atto per vedere “ se li fa tutti e 32” e “ se li fa sul posto”.
Un ultima mia considerazione : quanto diventa di qualità e prezioso il tempo che trascorrerete con i vostri cuccioli condividendo la loro “passione per la danza ” e insegnando loro ad amarla ancora di più se offrite loro i mezzi per osservarla sul palcoscenico !
CONSIGLI PER LA RIPRESA DOPO LA PAUSA NATALIZIA
Cosa succede quando “stiamo fermi” per 10, 15 giorni?
E se alla sospensione del nostro allenamento si aggiunge un regime alimentare un po’ fuori dalla norma, visto che non abbiamo potuto esimerci dal festeggiare il Natale con cene, pranzi, dolci a volontà e felici momenti conviviali?
Niente di grave, ve lo assicuro! Mi permetto di darvi qualche semplice consiglio dettato dall’esperienza e dal buon senso.
Chi pratica un attività fisica-sportiva impegnativa (abbiamo già sottolineato che la danza, pur non essendo uno sport, richiede un allenamento pari ad uno sportivo) e per una serie di motivi sospende l’attività per un breve periodo … una settimana, 15 giorni, avrà più difficoltà nella ripresa di uno “sportivo dilettante”.
LA DANZA CLASSICA: MADRE DI TUTTE LE DANZE?
Mi sono formata con la danza classica, è la disciplina che ho iniziato a studiare per prima e che ancora studio quotidianamente con il Maestro Ludmill Cakalli.
Nei mie anni di formazione ho studiato danza di carattere (favolosa!!) danza spagnola, un po’ di tip tap (e vorrei avere il tempo per riprenderlo), il jazz televisivo degli anni 80, il funky, l’hip hop e la modern dance.
Continuo a pensare che ho potuto agevolmente avvicinarmi a tutte le altre discipline grazie all’impostazione e al “piazzamento” che mi ha dato lo studio della danza classica-accademica.

Come tenere la schiena, come trovare e spostare il proprio baricentro a seconda della dinamica del movimento, dove trovare la spinta giusta per saltare e come atterrare nel modo giusto, come impostare una pirouette, come rinforzare la muscolatura più profonda ed attivare quei muscoli che spesso si fa fatica a “sentire” ( come gli adduttori o i rotatori) per una buona tenuta di una posizione o la tenuta delle gambe e della schiena in un adagio.
La danza classica lavora tutta in “en dehors” .
Vi riporto l’interpretazione di Wikipedia, spiega esattamente e chiaramente il concetto di en dehors.
La danza classica
“La danza classica è una danza d’école (scuola) basata sul principio fondamentale dell’en dehors (in fuori). Utilizzando l’en dehors le gambe devono mostrare al pubblico la loro parte interna e per fare questo la coscia deve ruotare all’esterno di 90° rispetto all’asse del corpo. Si raggiunge più facilmente l’en dehors, che equivale alla rotazione del femore verso l’esterno, stringendo i muscoli che formano la cintura addominale e i glutei e mantenendo la colonna vertebrale eretta.
La testa deve essere in linea sulla stessa verticale dei piedi, in posizione naturale. L’en dehors non è una semplice convenzione, ma è necessario per dare agli arti inferiori del danzatore libertà di movimento in ogni direzione, permettendo alla testa del femore di ruotare liberamente e completamente nel suo acetabolo. La posizione si ottiene dopo anni di studio ed è legata alla conformazione fisica di ogni danzatore. Un buon en dehors si ottiene eseguendo particolari esercizi studiati apposta per ruotare la coscia senza stirare i tendini o strappare i muscoli.
Inoltre è fondamentale la postura del busto, che deve essere sempre eretto e allungato verso l’alto. Le spalle devono essere tenute abbassate e aperte, il collo sostenuto in allungamento; per le scapole esistono almeno due filoni di pensiero: uno le vuole appiattite nella schiena e l’altro le utilizza come delle molle a seconda della dinamica che si vuole imprimere all’evoluzione tecnica. È importante posizionare la linea delle spalle sempre in linea con in fianchi, con i muscoli addominali e glutei contratti; questa posizione, che può sembrare innaturale, è però necessaria a mantenere l’equilibrio del ballerino durante le evoluzioni.”
A questo punto arriva la mia personale considerazione: se un bambino si avvicina prima alla danza classica e passerà poi in seguito ad altri generi di danza, avrà la “fortuna” di possedere già una buona impostazione, un ottimo controllo del proprio corpo nei salti, nei giri e nelle tenute.
Dovrà solo entrare in uno stile diverso, trovare dinamiche diverse di movimento, impostare le pirouette usando il parallelo, ad esempio . Sarà interessante nel suo percorso di danzatore trovare altri modi di “muoversi nello spazio”, ma sarà avvantaggiato perché conoscerà già il proprio corpo e saprà dove trovare gli equilibri ed il punto di forza.
Rimango una grande sostenitrice, e come me molti insegnanti e danzatori, della danza classica come base per poi accedere a tutti gli altri generi di danza. La conferma ce l’ho ogni volta che sono a New York a studiare,quando vedo gli stessi danzatori passare con disinvoltura dalla sbarra di classico alla lezione di theatre dance,a quella di tip tap o di modern.
Un esempio famoso è quello di Michail Baryšnikov (famoso danzatore russo che, nel 1974, chiese asilo politico in America diventando Primo Ballerino e, di seguito, direttore artistico all’American Ballet Theatre di New York) che ha cercato attraverso le collaborazioni con coreografi e danzatori della nuova generazione della modern dance come Twyla Tharp, Mark Morris, Mats Ek, Ana Laguna e altri ancora, un nuovo modo per esprimersi sul palcoscenico. Tutto ciò che è stata la sua preparazione classica gli ha permesso di spaziare in altri mondi con una consapevolezza e controllo del proprio corpo “speciale”.
Chiacchierando con il mio Maestro di Modern di Steps a NewYork, Max Stone, di cui vi ho già parlato, ne ho avuto ulteriore conferma: “Quando lavoro con danzatori che hanno solide basi classiche - mi racconta Max – è fantastico! All’inizio magari hanno un po’ di difficoltà a lasciar “andare le spalle”, a trovare una nuova dinamica di movimento, ma quando poi entrano “nello stile”, con loro si possono raggiungere risultati sorprendenti grazie alla loro preparazione ed alla tecnica “classica” che li rende forti, flessibili, con gambe alte e tenute e con spinte nei salti… sbalorditive”
LA LEZIONE DI DANZA IN STREAMING
Sull’inserto IO DONNA del Corriere della Sera del 19 novembre (articolo di Simona Vigna) leggo un interessante articolo su Mary Helen Bowers.
La Bowers è stata la trainer di Natalie Portman (la protagonista del CIGNO NERO) la quale si è sottoposta a mesi di allenamento quotidiano, per ottenere un risultato professionale.
Non intendo oggi parlarvi del film (personalmente trama discutibile, e la mia opinione è condivisa da molti noi addetti ai lavori…) ma desidero focalizzarmi sulla Bowers.
Ex ballerina del New York City Ballet, ha ideato un allenamento specifico che utilizza la lezione di danza classica come base, aggiungendo altri esercizi di potenziamento, l’utilizzo di piccoli pesi e altro ancora per arrivare ad un risultato di tonificazione completa del fisico e utilizzato di quei muscoli che spesso non vengono attivati.Insomma , una conferma a ciò che ho sempre pensato: la lezione di danza classica resta la più completa forma di “allenamento” per il nostro fisico.
La muscolatura viene potenziata ma lavorata “in allungamento”, gli addominali sono sempre “in tensione “ e lavorando sull’ allungamento verso l’alto della colonna vertebrale si ottine una postura corretta , controllando le spalle ( sempre abbassate ) e ricercando una stabilità insieme di addominali e glutei che porta a quella famosa sensazione di essere “dritti”.
Sono contenta che venga ancora una volta e con forte divulgazione sdoganata l’idea della ballerina come di un essere leggero e senza forza. In America pare che le lezioni della Bowers siano molto in auge.
E qui passo al secondo step: la Bowers va oltre e vi vi riporto una stralcio dell’articolo:
“Con Mary Helen Bowers , che sta trasformando il balletto classico nell’arte della bonificazione, ci si mantiene in forma via streaming. Senza mettere piede nel suo studio, o, se suona meglio, senza lasciare casa, ufficio, o la stanza dell’albergo: le clienti della Bowers seguono le sue classi sul web. Essenziali, per sognare un corpo sinuoso e una postura da prima ballerina, sono una connessione internet e un Macbook . A quel punto, in qualunque parte del mondo ci si trovi, si dà uno sguardo al fuso orario e ci si collega con Skype a una delle classi sul calendario BalletBeautiful.com, la sua pagina sul web, che è dotata di un software video streaming.”
L’articolo continua raccontando nello specifico questo concetto del fitness virtuale.
Tanti anni fa quando internet cominciava a fare il suo ingresso nelle nostre vite, le mie allieve scherzavano con me su un futuro molto lontano ( ma è già qua) in cui si potesse fare la lezione in video attraverso i propri pc.
Personalmente aggiungo due considerazioni,che “cozzano un po’” l’una con l’altra,ma alla fine possono restare” in piedi” insieme.
Indubbiamente questo è un modo per risolvere problemi di tempo,e anche un modo diverso per relazionarsi con un insegnate ( sicuramente il monitor di un pc mette meno soggezione della presenza fisica di un insegnante che ti sta di fronte ) che ci costringe ad essere più esigenti ancora e più concentrati sul nostro lavoro.
Ma se da un lato riusciamo a incastrare dovunque noi siamo una lezione di danza, dall’altro lato perdiamo il CONTATTO con il nostro Maestro. La sua presenza, la sua correzione VERA, i suoi occhi che incrociano i nostri e che ci mettono subito sull’attenti.
Sono curiosa di sapere come la pensate.
Dal mio punto di vista, come per tutte le novità, anche questa nuova proposta va presa in considerazione ma non come una sostituzione alla classe di danza, ma magari una integrazione .Del resto,sono appena rientrata da un breve periodo di lavoro a New York e vi assicuro che le classi di danza classica e non solo, sono strapiene di studenti ( giovani,anziani,ex danzatori e danzatori in erba…tutti alla sbarra per un completa e sano allenamento).
E del fatto che oltre ad allenarci e tenerci in forma sviluppiamo una conoscenza musicale e una espressività che tutti abbiamo dentro ?
Di questi valori aggiunti che la danza-arte ( non sport ! ) porta con se, ne parleremo approfonditamente nei prossimi post.
Intanto vi saluto con il modo bellissimo che hanno i newyorkesi di salutarti prima di entrare nella lezione: ENJOY YOUR CLASS!
Agnese
MA COSA SI INTENDE PER DANZA MODERNA ?
Passaggi di pensieri per rispondersi in modo appropriato alla domanda “cosa si intende per Danza Moderna?”.
Ah, questa è una bella domanda. Se dobbiamo guardare alla storia della danza, dobbiamo andare indietro, a cavallo tra fine 800 e inizio 900, ricordare Isadora Duncan e partire poi da Martha Graham (1894 -1991) “considerata (dice Wikipedia) la più grande danzatrice statunitense del XX secolo, nonché la “madre” della danza moderna. Sostenitrice del “movimento” come massima forma di espressione, con le forme angolari che riusciva ad assumere col suo minuto ma vibrante corpo sapeva comunicare le più profonde emozioni dell’animo umano.”
Da Martha Graham in poi è stato un fiorire di tecniche. Ricordo solo alcuni tra i grandi Maestro del Modern: Josè Limon, Merce Cunningham, Alwin Nikolais, Glen Tetley, Paul Taylor.
In mezzo a questi “grandi” ci sono stati, e continuano ad esserci, una miriade di Maestri e Coreografi che hanno saputo metabolizzare la mescolanza di tecniche, stili e dinamiche per una propria proposta di stile interessante.
Molta “danza moderna” strizza l’occhio al balletto classico e ne salva le basi, i piazzamenti, le tecniche per saltare e girare, anche se poi tutto viene filtrato attraverso nuove modalità e dinamiche. Alcuni coreografi della danza moderna “estrema” rinnegano il balletto classico e si spingono oltre per creare uno stile che chiamerei teatro-danza o danza di ricerca. In ogni caso,tutte queste proposte vanno secondo me osservate senza giudicare ma esaltandone il livello di ricerca e di spinta innovativa.
In questi 30 anni di insegnamento ho sempre cercato (ed ancora adesso lo faccio), di studiare con Maestri di modern-dance che potessero darmi interessanti spunti per lavorare. Con la consapevolezza che il loro stile e il loro “movimento” vadano poi filtrati dalla mia personale interpretazione. Ho studiato con tanti Maestri, ma da metà degli anni 90 ho trovato uno stile ed un Maestro che ho ritenuto da subito interessante e vicino alle mie corde.
Per questo non esito, almeno tre volte all’anno, di andare a lavorare a NewYork seguendo le lezioni di Max Stone, un “mito” per noi coreografi-insegnanti-danzatori italiani.
Lo conosciamo in tanti e in tanti apprezziamo la sua lezione. Ogni insegnante dovrebbe continuare nella sua vita a studiare, a provare tecniche diverse, a mettersi in discussione, a muovere il proprio corpo seguendo canoni diversi dai consueti, per una proposta innovativa, sempre “in discussione verso se stessi”, a favore degli allievi.
Posso dire con orgoglio che nel 2009 Max Stone ha tenuto uno stage di modern proprio al Centro Danzaricerca e molti miei allievi hanno avuto l’opportunità di apprezzare ed amare la sua lezione. Max (mi piace chiamarlo solo col suo nome, per l’amicizia che ci lega) insegna nelle principali scuole di New York e tiene spesso master class per importanti compagnie di fama mondiale (cito Complexions, già menzionata in questo mio precedente intervento). Ha creato un suo stile di “CONTEMPORARY” basato sull’allineamento, la forza e la transizione e con una particolare attenzione alla qualità del movimento. Devo aggiungere che in molti amiamo le sue classi perché trasudano concentrazione, serenità, energia. Infine non viene mai a mancare l’attenzione da parte sua verso tutti noi allievi e le sue correzioni sono preziose per migliorare la nostra qualità di movimento.
Ecco, quando volo a New York lo faccio per due motivi uno consequenziale all’altro:
- per me stessa come insegnante coreografa
- di conseguenza per i miei allievi.
Grazie alla mia dedizione continua i miei allievi riceveranno da me materiale sempre interessante e nuovo, filtrato dal mio modo personale di intendere la mia classe di modern, ma reso speciale da tutto ciò che Max mi insegna nella sua di classe.
La lezione di Max Stone è una lezione di MODERN (tanto per tornare alla domanda iniziale) con il suo stile, con il suo vissuto di danzatore e coreografo.
Le mie lezioni al Centro Danzaricerca di MODERN hanno il sapore newyorkese delle classi di Max, conservano una dinamica che si è formata in anni di incontri e studi con tanti Maestri, ma rappresentano la MIA storia, il mio vissuto, tutto ciò che ho metabolizzato e ciò che c’è dentro la mia anima. Però il mistero più affascinante di queste lezioni, è che sono gli allievi a renderle speciale e diverse ogni volta con le loro percezioni, il loro modo di danzare e d’interpretare.
Qui mi soffermo, seppure il concetto mi porterebbe ad incominciare un altro discorso sull’anima e su quanto la danza ci fa “tirare fuori”… (magari sarà il prossimo argomento forse delle mie riflessioni sul Blog)!
A presto, Agnese
MA LA DANZA E’ UN ARTE O UNO SPORT ?
Chiacchierando con allievi e genitori mi è capitato spesso di affrontare il tema se la danza è uno sport, per difendere la vera identità della danza, che è una identità artistica.
Se avete voglia di approfondire, troverete nei vari siti dedicati alla storia della danza che (cito testualmente Wikipedia) “Tersicore è una delle nove muse della mitologia greca. È la protettrice della danza. Madre delle sirene e del poeta Lino. Da Tersicore viene la parola “tersicoreo” che significa legato alla danza. È solitamente rappresentata seduta, mentre suona una lira, accompagnando con la sua musica le danzatrici.”
Cancellato ogni dubbio su un errato accostamento danza = sport, mi piace sottolineare qui nel blog alcune mie considerazioni.
La danza, è un arte e per questo i coreografi la “utilizzano“ per esprimere emozioni, sentimenti, stati d’animo, per raccontare una storia o solo per mostrare (come fece Balanchine
1904-1983, e su di lui ritornerò presto) la bellezza delle linee e dei corpi che, partendo dalla tecnica classica accademica, vanno a ricercare nuove figure e nuovi passi con una maggiore libertà di movimento.
Al contrario di un campione olimpionico, di un centometrista ad esempio, a cui è permesso di mostrare sul proprio volto la fatica e lo sforzo, i danzatori sono abituati fin dall’inizio della loro carriera a non far trapelare la fatica. Per questo a volte la danza classica viene associata (da chi non la conosce) a qualcosa i poco faticoso e molto leggiadro. Leggiadria, certo, ma tanta tanta fatica. Così tanta che mi viene in mente una ricerca che fecero degli studiosi molti anni fa: la giornata di un danzatore è paragonabile alla giornata di uno scaricatore di porto! Tenersi in allenamento per un danzatore è come prepararsi ad una gara olimpica. Spesso le grandi etoilè hanno preparatori atletici, massaggiatori, medici che seguono la loro alimentazione.
Se il pubblico potesse vedere i danzatori dietro le quinte al termine di una performance, capirebbe quanto sforzo fisico viene richiesto loro!
Affrontare una disciplina artistica come la danza , per un bambino, significa porsi degli obiettivi, lavorare “sodo” sul proprio fisico, ma altresì sviluppare la propria creatività e “scavare” nel proprio animo lavorando sull’interpretazione e sull’emozionalità.
Ecco, la danza non è uno sport, ma ci si allena come se fosse uno sport. Il suo valore aggiunto resta per noi “tersicorei” la possibilità di vivere sul palcoscenico le emozioni più svariate, di superare certi propri limiti, lavorando in una dimensione che ci porta fuori dalla realtà di tutti i giorni.
La danza non è uno sport ma richiede un grande sforzo fisico. Così grande che poi, presto (non vorrei che qualcuno si spaventasse) si fa l’abitudine a tutta questa fatica e diventa più importante raggiungere quel momento in cui il corpo fa “CLICK”. E’ un momento magico, dove non pensiamo più all’esecuzione dei passi, ma il corpo si muove da solo senza pensare più all’esecuzione e la musica, non sembra più uscire dall’impianto audio, ma dal nostro corpo.
Credetemi per questo momento, e per tante altre cose che vi racconterò, vale la pena… DANZARE.
Agnese











