XXI° Gala di fine anno
XXI° Gala di fine anno degli allievi del Centro Danzaricerca
VENERDI’ 11 giugno- ore 20,30
SABATO 12 giugno- ore 20,30
Teatro Nuovo di Arcore
Via S.Gregorio,25
Primo tempo
Secondo tempo
ANAFASE
Scrittura,regia e coreografie Agnese Riccitelli
Musiche di E.Morricone,P.Gabriel,A.R.Rabman,Wim Mertens, F.De Andrè,B.Taylor,Les Tambour de Bronx,Rob Dougan
Personaggi e interpreti
ADAMS Massimiliano Riccitelli(Sai)
DOOD Davide Usai
PLASSON Francesco Pellino(Pellins)
BARTLEBOOM Luca Trignano-Paolo Calci
Traduttrice simultanea Sonia Capparelli
I PUNTINI NERI Avanzato e Intermedio modern adulti,4° corso classico
LA MATASSA MULTICOLORE 3° corso classico
I BIMBI 1° e 2° corso classico
ANAFASE: terza fase della mitosi cellulare,in cui i cromosomi si sdoppiano longitudinalmente,spostandosi verso i poli del fuso acromatico.Questa la definizione scientifica di un processo cellulare .Un passaggio particolare nella riproduzione ,in cui “si sta per andare” ma ancora non si è partiti veramente.Un istante lunghissimo di vita in cui il desiderio di andare è forte come l’esitazione e la paura di rompere i legami.Ancora non è chiaro il tracciato della nostra personale vita,ancora non abbiamo risposte,ma solo la consapevolezza che è giunto il momento di “andare”.
Su questo dualismo,su questo cercare e cercarsi,sull’incomprensibile sequenza degli accadimenti che ci trapassano l’anima, nasce e si sviluppa “Anafase”.Un percorso che è solo una parentesi di vita,aperta quando ancora eravamo fermi,immobili….e chiusa quando alla fine il destino si chiude e diventa sentiero distinto,orma inequivocabile,direzione certa.
Sul mare,piantato sulla sabbia,un cavalletto e un pittore .Plasson,si danna l’anima per cercare l’inizio di quel mare così perfetto .E nel cercare di fargli un ritratto non si accorge che tutto è molto più semplice,che qualcuno sta attraversando la sua stessa porzione di spiaggia alla ricerca del limite di quel mare. Bartleboom,con arnesi e misuratori strani,vorrebbe fermare l’attimo in cui l’onda finisce.Uno studio scientifico da pubblicare in un Enciclopedia.Eppure il mare li fa ritrovare,come 2 pezzi di un puzzle che Qualcuno,da lassù,pensava di aver smarrito.
Ma perché succeda questa magia spesso c’è bisogno di una ricetta particolare dove l’ironia di un diavolo dei sogni e dei desideri(Adams) abbraccia la semplicità delle risposte che solo un bimbo(Dood) può a volte dare,nella sua imprevedibile chiarezza di idee sulla vita e sulle cose.
Saranno loro due,sottolineandoci ancora la linea sottile e sempre omnipresente nella storia del “doppio” che dal concetto di Anafase è andato via via srotolandosi,a legare insieme gli eventi. A mostrarci la vita come un susseguirsi di quadri diversi che però ben si incastrano tra di loro,dove l’intensità di un emozione forte precede un momento di grande ilarità,dove il pensiero del destino come un proiettile che ”corre ,corre e non sa se ammazzerà qualcuno o finirà nel nulla” non può annullare momenti di festa e di gioia,riti della nostra vita come il compleanno che ci riguardano e ci fanno segnare il tempo e il passo del nostro viaggio. Un’altalenarsi di eventi,come le loro altalene,il loro “posto” da cui osservano le cose e gli uomini. Dood ,il piccolo bimbo con le ali sa le risposte e sa come parlare ai grandi,tende la mani ai su oi coetanei e insieme a loro ci porta in un attimo nel loro mondo,dove tutto è possibile,dove il gioco è un gioioso rincorrersi sulle due ruote,e le ruote,per magia diventano tante e diverse,dove le nuvole sono leggere e soffici come zucchero filato ma anche nere e inquietanti come certi momenti forti della nostra vita. Così si dipana la vicenda…..un piccolo angelo-bambino ed un grande diavolo adulto:due facce della stessa medaglia,così come lo sono Plasson e Bartleboom,così come la scelta di raccontare in Anafase il “forte e drammatico” accanto all”ironico e il sorprendente”.
In mezzo,l’oceano,con tanti puntini neri che sono i viaggiatori,pronti a vivere la loro “Anafase”,sospesi tra i sogni e l’ardore con cui si insegue il proprio destino,fermi per un attimo in un sonno leggero e carico di ironia,leggeri come i viaggiatori di “Baudleaire” che partono per partire,cuori leggeri simili a palloncini.Non si allontanano mai dal proprio destino e senza sapere perché,dicono ogni volta”Andiamo”.
Solo alla fine l’Anafase si compirà ,ma sarà solo come chiudere una parentesi e proseguire senza più dilemmi.Sarà come consegnarsi al destino Sapere dove e raggiungerlo.
E soprattutto un’emozione.
“Qualunque sia il destino, camminavano ed era la cosa più bella che avessero mai fatto”
Note di regia: La scrittura di Anafase è nata dall’incontro di più manoscritti,anzi di alcuni personaggi di autori come Pessoa e Baricco .Mi sono “divertita “ a “strapparli” dalle loro storie e creare io una storia per loro,segnando un tracciato appena tratteggiato,dove il concetto di “Anafase” resta comunque sullo sfondo,ma mai preponderante,lasciando così allo svilupparsi della storia la possibilità di crescere sia in fase di scrittura che in fase di prova con i ragazzi.Sorprendentemente ci siamo accorti di quanti altri sensi e significati nascosti potessero venire a galla.Per meglio dire,portati sulla spiaggia di questo mare .Tante preziose conchiglie contenenti significati che ognuno di noi personalmente può trovare,scoprire,leggere tra le onde di questa storia.Personalmente non è mia intenzione lanciare un messaggio o un significato definito.per me resta prioritario il “racconto” attraverso i miei occhi,il mio cuore e le mie emozioni.Lascio allo spettato re il compito di osservare e magari di leggerci qualcosa di sé,forse….
Posso solo aggiungere che sarà importante vedere col cuore..(Saint-Exupery docet!)
La mia gratificazione,non sta nel consenso del pubblico.Nel trovare chi possa aver capito ciò che ho mostrato attraverso la danza e tutto il resto.Non è quello un passaggio obbligato e necessario. Il dono per me,importante e non sempre scontato ( in questa occasione è arrivato alla grande!) è stata la risposta dei miei danzatori,che ancora una volta e ancora di più hanno messo a disposizione del “mio racconto” i loro muscoli,la loro testa,ma soprattutto il loro cuore.
Agnese Riccitelli